Indagine ISTAT: Qual è il reato più temuto dagli italiani?

In uno degli ultimi articoli avevamo parlato di sicurezza oggettiva, riportando le statistiche della criminalità registrata a livello regionale e nazionale, concentrandoci nello specifico su rapine e furti in abitazione. Se non l’hai ancora letto, te lo riproponiamo QUI , perché l’articolo di oggi rappresenta, per così dire, il secondo capitolo della storia, andando a trattare l’altra faccia della sicurezza, ossia la sua dimensione soggettiva.

Si tratta di un paradigma complesso, alla cui definizione concorrono variabili di diversa natura, da quelle di carattere psicologico a quelle di carattere sociale, etico, geografico, politico e giuridico. Un dato che non prevede una grandezza oggettivamente misurabile, e che quindi non emerge dalle statistiche ufficiali della criminalità.

Com’è possibile allora dare una quantificazione al senso di sicurezza percepito dai cittadini?

Innanzitutto spostando l’attenzione dallo studio del criminale allo studio della vittima e, attraverso questa, risalire all’analisi dei reati da essa subiti o temuti.

Tutto ciò è reso possibile dalle cosiddette INDAGINI DI VITTIMIZZAZIONE, con le quali ci si prefigge di rilevare il numero oscuro della criminalità (ossia il numero di reati subiti ma non denunciati) e, contestualmente, di studiare i livelli di sicurezza soggettiva, attraverso il coinvolgimento diretto dei cittadini.

Risale a pochi giorni fa la pubblicazione dei risultati dell’indagine “Multiscopo sulle famiglie: sicurezza dei cittadini” (2015-2016), condotta dall’Istat a cadenza tendenzialmente quinquennale.

Se confrontati con le precedenti rilevazioni, alcuni indicatori attestano un miglioramento della sicurezza percepita dagli italiani. Vediamo per esempio che la paura di subire uno scippo o un borseggio è diminuita del 6.3% rispetto al 2008-2009, così come la paura di subire un’aggressione (-7.1%), un furto d’auto (-6.7%) o una violenza sessuale (-14%).

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L’unico dato a non aver subito flessioni risulta essere la paura di subire un furto in abitazione. Questo continua ad essere il reato maggiormente temuto dagli italiani, tanto che il 60.2% degli intervistati ha dichiarato di temere “molto o abbastanza” di essere vittima di un reato di questo tipo, in leggero aumento rispetto al 59.3% rilevato nella scorsa indagine. Stratificando per genere e per fascia d’età, si riscontra come tale preoccupazione interessi sia uomini (55.8%) che donne (64.2%), e che la fascia maggiormente in ansia sia quella compresa tra i 45 ed i 54 anni.

Questo diffuso senso di insicurezza rispetto ai furti in abitazione è confermato anche dalla percentuale di intervistati che dichiarano di non sentirsi al sicuro nemmeno in casa propria se si trovano da soli ed è buio. Il dato ha visto infatti un costante aumento ad ogni riproposizione dell’indagine, passando da 12.6% nella rilevazione del 2008-2009 per arrivare ad un 14.8% nel 2015-2016.

Quali misure mettiamo in atto per difenderci?

A questa preoccupazione gli intervistati reagiscono con diversi comportamenti di difesa sia individuali che familiari.

A partire dall’ultima indagine, l’Istat ha deciso di suddividere tali comportamenti in due gruppi distinti, il primo dedicato alle cosiddette “strategie di difesa” ed il secondo ai “sistemi di sicurezza nell’abitazione”.

Il primo gruppo vede ancora in testa l’attitudine di chiedere al vicinato di controllare eventuali movimenti sospetti nei pressi dell’abitazione (diminuita però di 7 punti percentuali dalla rilevazione precedente), seguita dall’abitudine di lasciare le luci accese in casa quando si esce (+3.5%) e di possedere un’assicurazione contro il furto (-4.2%).

Con riguardo ai sistemi di sicurezza abitativa, invece, gli italiani ricorrono sempre di più a porte blindate, inferriate e sistemi d’allarme.

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Se il 43% degli intervistati ha affermato di aver fatto installare un sistema difensivo per la paura di subire un furto, permane purtroppo un consistente 10.8% (in aumento rispetto al 9.8% della rilevazione precedente) che asserisce di averlo adottato dopo essere stato vittima di reato.

La prevenzione è un aspetto più che mai centrale nella sicurezza, in grado di incidere primariamente sulla sfera soggettiva, e andando a costituire un primo necessario tassello per far sì che vi sia un concreto beneficio anche in termini di sicurezza oggettiva.

Affinché si crei una reale coincidenza tra il sentirsi sicuri e l’essere al sicuro è fondamentale che i sistemi implementati siano efficienti, affidabili ed installati a regola d’arte.

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Articolo di Ilaria Grott – laureanda in Politiche per la Sicurezza presso l’Università Cattolica di Milano.

By | 2018-07-12T18:13:43+00:00 5 luglio, 2018|news|0 Comments
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