Furti e rapine in Trentino: quanto ci sentiamo al sicuro?

Secondo i dati Istat relativi al 2016, sarebbero stati denunciati nella nostra regione 16’725 furti, pressoché distribuiti equamente tra le province di Trento (8195 furti) e di Bolzano (8530 furti).

Qualora ne sia stata specificata la tipologia in sede di denuncia, si riscontra che nella maggior parte dei casi si tratta di furti in abitazione, seguiti da furti nelle auto in sosta, furti con destrezza e furti in esercizi commerciali.

Con riferimento allo stesso dato rilevato negli anni precedenti, è possibile riscontrare una diminuzione dei furti denunciati a livello regionale (-9.7% rispetto al 2015; -16.2% rispetto al 2014). Per contro, con riferimento alle denunce di reati di rapina – che si distingue dal furto per l’utilizzo di violenza o minaccia nel tentativo di appropriarsi di un bene – si ravvisa un aumento delle denunce in Trentino-Alto Adige, passate da 222 nel 2015 a 281 nel 2016 (+26.6%).

Se la flessione registrata nei furti si dimostra in linea con la tendenza rilevata a livello nazionale (-8% rispetto al 2015; -14.4% rispetto al 2014), altrettanto non si può dire per le rapine, che a livello italiano hanno visto invece una diminuzione negli ultimi anni (-6.8% rispetto al 2015; -16.1% rispetto al 2014).

Nonostante la riduzione riscontrata, l’Italia continua ad occupare la quinta posizione (su 25 Paesi considerati) nella classifica degli Stati europei maggiormente colpiti da furti in abitazione, ed il quinto posto (su 26 Paesi considerati) è occupato dell’Italia anche tra gli Stati europei in cui si denunciano più rapine.

Ricordiamo però che tutte le statistiche ufficiali si fondano sul numero di reati noti alle Forze dell’Ordine, a cui sfugge la quota di reati subìti ma non denunciati, così come quei reati configurati come tentati, perché sventati in tempo o non andati a “buon” fine. Queste categorie vanno ad arricchire il cosiddetto numero oscuro della criminalità, la cui quantificazione è da sempre una delle maggiori sfide metodologiche della criminologia. Gli studiosi utilizzano spesso la metafora di un iceberg, spiegando che la parte che affiora in superficie, ossia i reati noti, è di gran lunga inferiore alla parte sommersa, costituita da tutti quei crimini che rimangono nell’ombra.

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Si delinea quindi un aspetto che va ben oltre il dato statistico ed oggettivo. Stiamo parlando dell’altra dimensione fondamentale connaturata nella sicurezza, ovvero la sua sfera soggettiva: la cosiddetta sicurezza percepita. Quanto ci sentiamo sicuri nella vita di tutti i giorni?

Quanto rassicuranti possono rivelarsi le statistiche ufficiali se, sfogliando i giornali locali, ci imbattiamo quotidianamente in titoli come “Nuova ondata di furti”, “Solito weekend di furti tra case e auto”, “Ladri all’arrembaggio”, fino a “7 furti in una notte”? A quanto ammonta il livello di sicurezza percepita in una popolazione che decide di creare gruppi Whatsapp anti-ladro per raccogliere le segnalazioni di furti subiti, persone sospette o strane attività nel vicinato?

Emerge chiaramente un bisogno di sicurezza quotidiano, spesso soddisfatto all’apparenza attraverso soluzioni “fai-da-te”, che però si rivelano efficaci solo finché non devono servire realmente, ed anzi, hanno il rischio di mantenere artificiosamente basso il livello di guardia.

Per una sicurezza effettiva, capace di coniugare la dimensione soggettiva con quella oggettiva, è necessario dotarsi di sistemi di sicurezza all’avanguardia, installati da personale specializzato.

 

 

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Articolo di Ilaria Grott – laureanda in Politiche per la Sicurezza presso l’Università Cattolica di Milano


1 Titoli raccolti dai quotidiani trentini di aprile-maggio 2018.

By | 2018-05-14T11:16:34+00:00 9 maggio, 2018|news|0 Comments
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